Meno specie, boschi diversi: il futuro delle foreste italiane
Le foreste italiane stanno cambiando, spesso in modo silenzioso e invisibile ai nostri occhi. Un nuovo studio guidato dall'Università di Camerino, pubblicato sulla rivista NPJ Biodiversity del gruppo Nature, rivela che negli ultimi 25 anni la biodiversità vegetale del sottobosco è diminuita in molte foreste italiane, soprattutto nei boschi alpini di conifere e nelle faggete e querceti dell'Appennino.
Ne abbiamo parlato con il prof. Stefano Chelli della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria, che ci spiega perché osservare il sottobosco è fondamentale: è proprio qui che si concentra fino al 90% della biodiversità vegetale delle foreste temperate.
Lo studio, basato sui dati raccolti dai Carabinieri Forestali nell'arco di un quarto di secolo, mostra che i principali fattori alla base di questi cambiamenti sono:
- chiusura della volta arborea
- ondate di calore sempre più frequenti
- maggiore variabilità delle precipitazioni
La ricerca evidenzia come gli effetti del cambiamento climatico siano già in atto e conferma l'importanza del monitoraggio a lungo termine per comprendere l'evoluzione degli ecosistemi forestali e adottare strategie efficaci per la loro tutela.
Una ricerca che ci ricorda come i cambiamenti più importanti, spesso, inizino proprio dove guardiamo meno: nel sottobosco.